venerdì 18 settembre 2009

Tango argentino : le origini

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Non è semplice risalire all’origine del Tango, la difficoltà sta soprattutto nel riuscire a delineare il momento in cui è nato questo nuovo ballo, anche perché sicuramente esso è il frutto di una ibridazione che vede coinvolte danze, linee melodiche e ritmi differenti.

È per questo motivo che le tesi, riguardanti la nascita di questo ballo, sono varie e particolarmente differenziate. Queste tesi concordano comunque sul fatto che il Tango nasce verso la fine dell’Ottocento nei sobborghi di Buenos Aires e che tra i suoi precursori ci sarebbero state l’Habanera e la Milonga, le cui origini non sono comunque facili da stabilire a causa delle diverse correnti di pensiero che la fanno discendere dal Candombe, ritmo ballato dai neri montevideani nelle loro riunioni danzanti; oppure invenzione dei compadritos o degli orilleros per prendersi gioco dei balli dei neri. Anche sull’origine dell’Habanera i musicologi non concordano: alcuni sostengono che essa sarebbe arrivata a Cuba direttamente dall’Africa con le navi degli schiavi; altri sostengono la tesi delle contaminazioni progressive dei balli della tradizione arabo-spagnola con la musica nera. Fatto sta che l’Habanera, partita come ballo popolare di Cuba si diffonde in tutto il mondo influenzando musicisti famosi come Georges Bizet, che inserisce una Habanera, ispirata a “La paloma” (composizione del 1840 di Sebastian de Iradier y Salaverri), nel I atto della Carmen.

Sicuramente il Tango nasce dalla fusione di vari generi, sia a livello musicale sia coreografico; il problema sta nello scoprire quali tra i passi di queste danze ormai svanite nel nulla sono stati modificati e trasformati nei passi del Tango.

La ricerca deve prendere avvio dalla particolare situazione storica, per arrivare a conoscere le sfaccettature e le qualità della sua popolazione, frutto di un metissage di genti sbarcate in Argentina a cercare fortuna. Verso il 1880 la classe dirigente argentina, considerando il vasto territorio e la scarsa densità di popolazione, decise di aprire le frontiere agli immigranti con la speranza di ricevere un contributo qualitativo nel mondo lavorativo. In realtà coloro che già nel loro paese erano ben inseriti non sentirono il bisogno di avventurarsi in una terra sconosciuta, meta invece allettante per tante persone che vivevano ai margini della società nella loro terra. L’Argentina per gli immigrati non si rivelò la “terra promessa” ed essi dovettero ben presto rinunciare ai loro sogni, adattandosi a lavori più umili di quanto sperassero e accalcandosi alla periferia delle due città-porto più importanti: Buenos Aires e Montevideo.

È per queste ragioni che il Tango è definibile come un prodotto di cultura meticcia, nato da una particolare fusione di generi provenienti da paesi diversi, nato dall’incontro di persone emigrate dal loro paese, sempre povere, spesso infelici e per questo nostalgiche. Il Tango nella sua musica, nelle sue parole e nei suoi movimenti riflette questo disagio.

È evidente quindi che il Tango diventa la sintesi di più popolazioni, sintesi che rappresenta in sé anche la particolare situazione dell’Argentina e la sua cultura con i suoi personaggi particolari: in primis le figure maschili del Gaucho e del Compadre. Il Gaucho è una sorta di cow-boy, solitario, amante degli spazi aperti, male sopporta la città. Non gli mancano mai coltello e chitarra. Il Compadre è molto diverso dal Gaucho: ama la compagnia, si veste con eleganza, è fiero e arrogante; e allo stesso tempo la cultura e le origini degli immigrati più o meno integrati nel contesto socio-culturale argentino con il quale hanno fuso la loro tradizione. Molti di questi immigrati provenivano dall’Italia; ma alla creazione del Tango dobbiamo includere l’apporto di un altro continente: l’Africa e ciò risulta evidente quando si va ad indagare le origini del nome di questo ballo.


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