
"Ave Maria, gratiae plena...", recitava la suora dell'ora di religione.
La stanza del direttore era disadorna, tanto che il crocefisso e la foto del presidente Segni sembravano arredi.La suora continuava "dominus tecum, benedicta tu in mulieribus..." mentre i genitori di Elisabetta erano contriti davanti al direttore.
"È inammissibile, non è possibile - diceva - che vostra figlia abbia rovinato la sua compagna".
Susanna, quella brava. Quella educata e seria che aveva tutti 8 e 9. E che i compiti non li passava mai. Ed era bella, lei. Con i vestiti alla moda, lei. Sembrava una di quelle bambine che andavano allo "Zecchino d'oro" e che le mamme sognavano di avere come figlia.
E la suora continuava "et benedictus fructus ventris Christus Iesus".
Persino il crocefisso e Segni sembravano guardare severi Elisabetta, nell'ufficio scolastico sempre più simile a una sagrestia. Per lo squallore e per l'odore.
"Perchè? Perchè?", chiedeva la madre di Elisabetta.
Susanna era altrove, con i genitori che l'accarezzavano mentre lei singhiozzava convulsa davanti allo specchio.
"Santa Maria, mater Dei..."
Elisabetta non piangeva. Lei odiava. Odiava la scuola, la stanza, il crocefisso e il presidente. Odiava anche suo padre e sua madre che recitavano la parte dei genitori della bimba cattiva.
"Così impara", riuscì a dire Elisabetta.
E il direttore cominciava a compilare il foglio delle punizioni, punizioni esemplari per il buon nome della scuola.
"...ora pro nobis peccatoribus..."
"Eccole", disse il direttore. E mise sulla scrivania le trecce di Susanna. "Vostra figlia gliele ha tagliate, l'ha deturpata".
Due ciocche lunghe di capelli intrecciati con un fiocco nero che, ora, sapeva di nastro a lutto.
"...nunc et in hora..."
Nemmeno una lacrima, Elisabetta. Una vendetta e un ghigno. "Ben le sta, è cattiva. Quella è cattiva".
"...nostrae mortis..."
Ma se avesse chiesto scusa, se si fosse pentita ecco. Prima o poi a scuola ci sarebbe potuta tornare.
Elisabetta guardò tutti, sorrise alla foto di Segni e al crocefisso.
"Amen", disse. E a scuola non tornò più.
Anni dopo, tanti anni dopo, la trovarono al laghetto dell'Eur. Sotto a un ponte e con una siringa nel braccio.
"Nunc et in hora nostrae mortis...".


grazie (enrico gregori)
RispondiEliminaGrazie a te ENRICO , come avrai visto sul mio blog pubblico quanto in qualche modo mi colpisce siano essi autori famosi o sconosciuti...del tuo modo di scrivere mi ha colpito fluidita' della narrazione e anche il fatto che quella elisabetta potrei essre stata serenamente io ...tranne per la fine ...io sono qui cattivissima piu di allora...grazie ancora
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