
E alla cattiva abitudine di parlare di sé e dei propri difetti bosgna aggiungere l'altra, che fa blocco con essa, di denunciare negli altri difetti esattamente analoghi ai nostri. Ora, si parla sempre di questi difetti, come se fosse un modo di parlare di sé, indiretto, e nel quale al piacere d'assolvere si accompagna quello di confessare. D'altronde, sembra che la nostra attenzione, sempre attratta da ciò che ci caratterizza, lo noti negli altri più di qualsiasi altra cosa. Un miope dice di un altro: - Ma se non vede più lontano del suo naso! -; un malato di petto mette in dubbio l'integrità polmonare del più robusto; uno che è poco pulito parla soltanto dei bagni che gli altri non fanno; uno che manda cattivo odore sostiene che gli altri puzzano; un marito tradito vede soprattutto mariti traditi; una donna leggera, don eleggere; lo snob, degli snob.
E poi, ogni vizio, come ogni professione, esige e sviluppa una scienza speciale che si compiace di far mostra di sé. L'invertito fiuta gli invertiti, il sarto invitato in società non ha ancora scambiato parola con te e già ha valutato la stoffa del tuo abito e le sue dita ardono di palparne le qualità, e, se dopo alcuni istanti di conversazione, tu chiedessi a un odontoiatra la sua vera opinione su di tem ti direbbe quanti denti cariati hai. Non c'è nulla che gli sembri più importante, e, a te che hai osservato i suoi, più ridicolo. Ma non solo quando parliamo di noi crediamo gli altri ciechi; ci omportiamo come se fossero tali.
Per ognuno di noi esiste un dio speciale che gli nasconde o gli promette l'invisibilità del suo difetto, così come chiude gli occhi e il naso delle persone che non si lavano sull'orlatura di sporcizia che hanno agli orecchi e sull'odor di sudore che mandano alle ascelle, e le persuade che possono impunemente portare a spasso l'una e l'altra in società senza che nessuno se ne accorga.
E coloro che portano o regalano perle artificiali si figurano verranno prese per autentiche.


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