
Quanti malintesi nascono dal non prendere in considerazione che il nostro interlocutore non è necessariamente "fatto" come noi, e che quindi ha una sensibilità, visione del mondo, percezione della realtà diverse dalla nostra.
Esercitarsi ed educarsi ad ascoltare l'altro, concentrando davvero l'attenzione su quello che sta dicendo. Di più. Partire dal presupposto che l'altro ha ragione e farsi spiegare bene che cosa intende sino a quando si ha capito il suo punto di vista. Questo già predispone il dialogo verso una comprensione reciproca invece che verso una lotta senza quartiere per avere ragione, verso un conflitto tra voci che non si ascoltano e quindi, naturalmente, non si capiscono.
Attenzione, ascolto, rispetto, empatia, dialogo. Tutte tappe che costruiscono il sentiero che porta alla capacità di uscire dal soliloquio della propria mente per incontrare davvero l'altro. E' questo che si chiama comprensione, è questa la base di un vero dialogo.
Non giudicare
Nessuno ama sentirsi puntare addosso un dito giudicante. Dà senso di inadeguatezza, può essere fonte di angoscia, inibizione o rabbia. E' un atteggiamento che mina ogni possibilità di incontro. L'assenza di giudizio è una delle caratteristiche primarie di uno spazio autentico di comunicazione in cui ci si concede reciprocamente di incontrarsi e accettarsi per "ciò che si è", senza etichettarsi a priori.
Non interpretare
Ogni tentativo di interpretazione tende inevitabilmente a generalizzare e, in un colloquio, allontana da un contatto più autentico con la persona che sta di fronte, trasmette un senso di fraintendimento e genera facilmente irritazione. Ormai persino dallo psicologo e dal counselor le persone si sentono, giustamente, in diritto di essere ascoltate senza venire inserite in "scatolette preconfezionate".
Non "leggere nel pensiero"
O non avere la pretesa di farlo, soprattutto. Questo vuol dire non dare per scontato che già si sa cosa l'altro pensa, sente, vuole, o non vuole. L'alternativa è chiedere, verificare, esternare l'eventuale perplessità, per non confondere mal di pancia con atteggiamento di ostilità, timidezza con ostentazione, preoccupazione con fastidio. Ancora una volta vuole dire riconoscere all'altro il suo modo di essere e di esprimersi.
Non dare soluzioni
Quando qualcuno racconta un suo problema, spesso ha solo bisogno di sfogarsi e di chiarirsi le idee parlandone. Guai a interromperlo, pur se con la migliore delle intenzioni, per fornirgli soluzioni! Le soluzioni, giustamente, ognuno può trovarsele da solo e il fatto di parlare di quanto sta a cuore è il modo migliore per cominciare. Se vogliamo davvero aiutare chi ha un problema, facciamolo parlare!


come non essere d'accordo? condivido tutto. non è facile capirsi solo con le parole. le parole, qualsiasi cosa se ne dica, non sono tutto. sono parole. contengono tutto e il contrario di tutto. e chi non ha nulla da nascondere le usa, a volte, sbagliandole. può succedere. involontariamente.
RispondiEliminanon è affatto difficile fraintendere. per niente. un saluto. un bel post.ciao. :)
Ciao Viola ,e' vero le parole non sono tutto ma sicuramente un buon inizio per qualsiasi tipo di rapporto, l'ascolto attento aiuta a non fraintendere ....baci
RispondiElimina