
Ho comprato questo libro per emulazione ed ho scoperto un romanzo avvincente in cui le descrizioni dei luoghi, dei costumi, dell'atmosfera veneziana del Settecento, fanno da padrone. L'Inferno di Dante e gli intrighi dei vari personaggi, non ultimo Casanova, sono l'ottimo corollario ad un thriller dal ritmo incessante.L'intricatissimo giallo del francese Arnaud Delalande, in patria considerato la new sensation del romanzo storico, ci dà la possibilità di visitare la Venezia dei dogi, del Carnevale, della Commedia dell'Arte, delle cortigiane, dei mercanti, uno dei luoghi e dei periodi più affascinanti della storia.
La trama:
Venezia, maggio 1756. Il doge Francesco Loredan viene messo in guardia dal Consiglio dei Dieci da una terribile minaccia, un'Ombra che incombe sulla città da lui governata. Il celebre attore Marcello Torretone, impegnato in quei giorni in applauditissime repliche della commedia L'impresario delle Smirne sotto la diretta regia dell'autore Carlo Goldoni, è stato assassinato in modo atroce, crocifisso sul palcoscenico del Teatro San Luca. Sul corpo è stata incisa con vetri affilati una frase dal IV Canto dell'Inferno di Dante Alighieri, "Io era nuovo in questo stato, quando ci vidi venire un possente, con segno di vittoria coronato". Il fatto potrebbe non essere un semplice caso di cronaca nera, per quanto efferato, perché Torretone era in realtà una spia del governo della Serenissima (nonché un artista ricco di talento ma tormentato da atroci sensi di colpa morali per la sua sessualità ambigua): a portare l'inquietante notizia al doge è Emilio Vindicati, membro assai influente del Consiglio ed eminenza grigia della Quarantia Criminale, la terribile polizia di Venezia, famosa per i suoi metodi spicci e per il gusto per la segretezza dei suoi membri. Vindicati adombra a Loredan il concreto pericolo di un complotto politico imminente, e consiglia di ricorrere a un agente al tempo stesso fidato e ricattabile: si tratta di Pietro Viravolta, l'Orchidea Nera, ex collaboratore della Quarantia Criminale caduto in disgrazia e in quel momento detenuto ai Piombi, le orribili prigioni veneziane. Viravolta veniva da una gioventù all'insegna dell'avventura, della violenza e del libertinaggio, ma qualche anno prima si era trovato a salvare da una caduta fortuita per la strada il potentissimo senatore Ottavio, che lo aveva preso in simpatia e sostanzialmente adottato, garantedogli una profumata rendita fissa e un servitore personale, il furbo Landretto. Erano seguiti anni di stravizi, orge e banchetti (e di avventure, duelli e omicidi al soldo della polizia di Emilio Vindicati), e sarebbero durati a tempo indeterminato se l'incauto Pietro non avesse fatto il grave errore di innamorarsi prima e di sedurre poi la bella Anna Santamaria, giovanissima amante del senatore Ottavio. Furibondo, l'uomo si era vendicato denunciando per ateismo il giovane e facendolo incarcerare grazie ai suoi appoggi. Il doge accetta di affidare le indagini sul caso Torretone a Viravolta, e così Pietro può dire addio a quella galera umida e scura e al suo vicino di cella Giacomo Casanova, con il quale ha sviluppato una sincera e profonda amicizia. L'Orchidea Nera è tornata in azione...
Tra feuilleton un po' demodé, erotismo, thriller e politica, La trappola di Dante celebra con professionalità, talento quanto basta e l'equilibrio necessario a evitare un'overdose di pacchianerie la nascita di un nuovo personaggio al quale non mancherà, vedrete, di essere dedicata una saga letteraria e forse cinematografica. E riesce ad attizzare il fuoco dell'amore per i libri d'avventura che credevamo spento e che - ci giureremmo - brucia anche nel petto del giovane autore.


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